Imu agricola, rimborsi sui pagamenti non dovuti

Imu agricola, rimborsi sui pagamenti non dovuti

Scritto da il 5 Mar, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

I proprietari che si sono persi nei continui cambi di regole sull’Imu agricola e hanno pagato un’imposta non dovuta avranno diritto al rimborso, oppure alla compensazione con altri debiti tributari se il regolamento comunale lo prevede. Dal 2015, poi, entrerà in gioco una nuova detrazione da 200 euro per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali proprietari di terreni nella cosiddetta «collina svantaggiata», cioè in quei Comuni che erano esenti secondo le vecchie regole scritte nella circolare ministeriale del 1993, ma che sono «non montani» in base alla classificazione Istat. Il decreto sull’Imu agricola ha imbarcato ieri queste novità, nell’ultimo giorno dell’esame in commissione, e oggi arriverà in Aula: in commissione, fra le altre cose, era già stato approvato la scorsa settimana il rinvio di sei mesi dei termini per completare i decreti attuativi della delega fiscale, e la possibilità per i proprietari di pagare l’Imu 2014 sui terreni interessati dalle nuove regole entro il 31 marzo, senza interessi e sanzioni. Sempre dal 2015 viene confermata l’esenzione per i terreni agro-silvo-pastorali a proprietà indivisa, che era stata dimenticata dai giri di giostra di fine anno, mentre i Comuni ottengono una verifica sul gettito effettivo, che entro il 30 settembre sarà messo a confronto con i numeri stimati dal ministero dell’Economia, in base ai quali sono stati tagliati i fondi agli enti: la verifica, però, avverrà «fermo restando l’ammontare complessivo» dei...

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L’occhio di pavone ha invaso gli oliveti italiani. Il rame è sufficiente?

L’occhio di pavone ha invaso gli oliveti italiani. Il rame è sufficiente?

Scritto da il 2 Mar, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

L’occhio di pavone ha invaso gli oliveti italiani. Il rame è sufficiente? Generalmente non provoca danni significativi ma quando si verifica un’intensa defogliazione, non si avrà neanche un’abbondante fioritura, con conseguente diminuzione della produzione di olive. Per il controllo dodina, rame o tetraconazolo Il cicloconio è una patologia fungina, determinata da Spilocaea oleagina, che, oltre ai caratteristici sintomi sulle foglie, zone necrotiche simili all’occhio di pavone, provoca anche la defogliazione, più o meno accentuata, degli olivi. E’ proprio in quest’ultimo caso che occorrerà prestare la massima attenzione, poiché quando si verifica una significativa defogliazione, non si avrà neanche un’abbondante fioritura, con conseguente ricaduta negativa sulla produzione. Di solito il cicloconio non è mai così pericoloso e i focolai epidemici sono sporadici, tuttavia le condizioni ambientali degli ultimi anni, con stagioni particolarmente umide e calde sta favorendo lo sviluppo del patogeno. Il contestuale abbandono degli oliveti, il diradarsi degli interventi di potatura per risparmiare sui costi, sta provocando più danni di quanti si possano immaginare. Normalmente si interviene contro il cicloconio con prodotti a base di rame: ossicloruro o poltiglia bordolese. Tuttavia in talune situazioni anche l’intervento col rame si è rilevato inefficace quando i livelli di malattia hanno raggiunto punti critici. Da qui la necessità di testare nuove molecole, con diverso meccanismo d’azione, ma rispettose per l’ambiente. Una ricerca del Cra Oli in Calabria ha così testato un nuovo fungicida a base di tetraconazolo, un principio attivo ad azione sistemica, confrontandolo con dodina e ossicloruro di rame. Lo studio è stato condotto nel corso degli anni 2010-2012 in un oliveto, con un clima mediterraneo. Sono state eseguite due applicazioni dei fungicidi all’anno: primavera e autunno. Per ogni formulazione, sette alberi sono stati trattati. La gravità della malattia sulle foglie è stato influenzato dal tipo di fungicida utilizzato e dal tempo di esposizione. Dal confronto delle piante di controllo con quelle trattate, i migliori risultati sono stati ottenuti con formulazioni ossicloruro dodina e rame. Complessivamente, il tetraconazolo ha ridotto malattia e, grazie all’azione sistemica, può essere associato con dodina o rame per controllare Spilocaea oleagina particolare quando la malattia è ben...

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Cambieranno i parametri internazionali dell’ olio di oliva? e come?

Cambieranno i parametri internazionali dell’ olio di oliva? e come?

Scritto da il 16 Feb, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

E’ una guerra silenziosa che rischia però di distruggere l’immagine dell’olio extra vergine d’oliva come prodotto universale. Quanto non sono riusciti ancora a fare gli standard, volontari, in Australia e California, potrebbe accadere se non si raggiungerà un’intesa in sede di Codex Alimentarius. Questa è l’istituzione internazionale che decide i parametri qualitativi, di purezza e genuinità degli alimenti più comuni, in maniera da poter favorire gli scambi commerciali. In questa sede sono rappresentati tutti i paesi, non solo quelli produttori, e a ogni paese spetta un voto. L’Italia dunque si esprimerà per quanto riguarda l’olio di palma e le Filippine per l’olio d’oliva. L’Australia, già da qualche tempo, ha depositato un documento, identificato come CX/FO15/24/13, con cui si chiede di variare i limiti di alcuni parametri riguardanti l’extra vergine, ovvero: campesterolo e stigmasteroli, sono steroli di origine vegetale . Il documento australiano, appoggiato da Stati Uniti, Nuova Zelanda e altri paesi, prevede l’innalzamento del valore massimo di campesterolo a 4,8 (da 4,0) e di stigmasteroli a 1,9 (da 1,4). E’ bene ricordare che questi parametri sono utili per identificare frodi, in particolare la miscelazione di oli di semi con l’olio d’oliva. Aumentarne i limiti, sulla base di presunte ricerche che indicano che i valori in determinate nazioni possono essere più elevati, può aprire le porte ai truffatori. Il Consiglio oleicolo internazionale ha quindi presentato un’esauriente relazione in cui si evidenzia come, all’innalzamento del valore massimo di campesterolo, si incrementi anche la percentuale di olio di semi analiticamente rilevabile e quindi tecnicamente, sebbene fraudolentemente, miscibile con l’olio di semi. Le soglie di rilevabilità degli oli di semi vengono raddoppiate, alzando il valore di campesterolo da 4 a 5. Allo stesso modo, passare dal valore di 1,4 (attualmente in vigore) a 1,9, per gli stigmasteroli potrebbe addirittura triplicare le soglie di rilevabilità degli oli di semi, come evidenziato nella tabella sottostante. Alla luce di tali dati, è chiaro l’interesse dei Paesi produttori a mantenere limiti più stringenti, onde prevenire eventuali frodi. D’altra parte appare ingiustificata la posizione australiana che, da una parte pretende standard più rigidi di quelli del Coi per l’extra vergine, dall’altra chiede l’innalzamento di valori che, potenzialmente, aprono a frodi con miscelazioni di oli di semi e olio d’oliva. Molti gli scenari possibili, alcuni dei quali certamente poco augurabili. Tra questi la possibilità che il Codex Alimentarius, in mancanza di un accordo tra gli stati sui limiti, decida di eliminare i parametri stessi. Campesterolo e stigmasteroli non sarebbero quindi più annoverati tra i parametri di genuinità e purezza per il Codex Alimentarius. Per il mercato europeo, e più in generale per i mercati dei paesi aderenti al Coi, continuerebbero a valere i limiti stabiliti in sede di Consiglio oleicolo internazionale. Per altri mercati importanti, come Stati Uniti, Giappone, Canada, Cina, invece tali limiti, se non addirittura i parametri, non esisterebbero più. L’olio extra vergine di oliva, insomma, non...

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Agricoltura:Mipaaf,pagati 510mln per Pac,441mila beneficiari

Agricoltura:Mipaaf,pagati 510mln per Pac,441mila beneficiari

Scritto da il 13 Feb, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

Sono state completate dall’Agea le procedure di pagamento per il saldo della domanda unica Pac 2014, per un importo di 510 milioni di euro a favore di 441mila beneficiari, che entro la fine della prossima settimana troveranno gli importi spettanti sui propri conti correnti. Lo rende noto il ministero delle politiche agricole. Inoltre – aggiunge il Mipaaf – è in fase di elaborazione un ulteriore pagamento per un importo di 111 milioni di euro a favore di 132mila beneficiari, che verrà autorizzato nei primi giorni della prossima settimana. Gli importi saranno disponibili per i beneficiari entro la fine del mese di febbraio....

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Entra in vigore legge salva-olio

Entra in vigore legge salva-olio

Scritto da il 10 Feb, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

– Entra finalmente in vigore la legge salva-olio e scattano dal week end su tutto il territorio nazionale i controlli con una apposita task force impegnata in una serie di blitz per smascherare l’extravergine fasullo negli scaffali di negozi, supermercati e discount. E’ quanto annuncia la Coldiretti in riferimento alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2013 che riporta la legge salva olio Made in Italy ”Norme sulla qualita’ e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini” dalla quale prende il via una vera rivoluzione sulle tavole per il condimento piu’ amato dagli italiani. Dall’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione a 18 mesi dalla data di imbottigliamento all’importante riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo che consentano di smascherare i furbetti dell’extravergine, dalla fissazione di sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi all’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine, dall’introduzione di sanzioni aggiuntive come l’interdizione da attivita’ pubblicitarie per spot ingannevoli al rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni, fino al diritto di accesso ai dati sulle importazioni aziendali fino, sono solo alcune delle novita’ introdotte dal provvedimento secondo la Coldiretti. A partire dal fine settimana in tutte le Regioni la Coldiretti avvia l’operazione trasparenza sul prodotto piu’ rappresentativo della dieta mediterranea con veri e propri blitz nei punti vendita, a tutela di produttori e consumatori. L’obiettivo e’ quello di raccogliere campioni di bottiglie di olio delle diverse dimensioni e fasce di prezzo da analizzare in laboratori pubblici dal punto di vista chimico ed organolettico per verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato in etichetta e il reale contenuto. Le anomalia saranno denunciate alle autorita’ di controllo che grazie all’entrata in vigore della nuova legge devono intervenire con ispezioni e analisi documentali nelle aziende coinvolte. Si tratta di porre fine a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni, svelando il ”mistero” delle tante anomalie di un mercato dove alcuni oli sono venduti a prezzi che non coprono neanche i costi di raccolta delle olive in Italia ma con etichette che riportano la bandiera tricolore in bella evidenza. Un danno gravissimo per un Paese in cui l”olio di oliva e’ praticamente presente sulle tavole di tutti gli italiani con un consumo nazionale stimato – sottolinea la Coldiretti – in circa 14 chili a testa. L’Italia e’ il secondo produttore mondiale di olio di oliva con circa 250 milioni di piante e una produzione di oltre mezzo milione di tonnellate e puo’ contare su 40 oli extravergine d’oliva Dop/Igp. Il fatturato del settore – precisa la Coldiretti – e’ stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative. ”Ci sono ora le condizioni per fare chiarezza sul mercato con l’avvio di un piano straordinario di controlli al quale la Coldiretti intende...

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Produrre biocarburanti nelle aziende agricole sarà presto possibile

Produrre biocarburanti nelle aziende agricole sarà presto possibile

Scritto da il 9 Feb, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

I biocarburanti di prima generazione prevedevano l’uso di fonti alimentari, come mais e canna da zucchero, innescando polemiche sulla competizione territoriale tra biocarburanti e cibo in un mondo in cui la sopravvivenza alimentare non è ancora garantita per tutti. Si è quindi passati a biocarburanti di seconda generazione che prevedevano fermentazioni controllate da scarti, come paglia e legno, non direttamente commestibili o utilizzabili nella catena alimentare. Questa tecnologia ha però dei limiti. “il problema è che gli impianti richiesti per i biocarburanti di seconda generazione sono di grandi dimensioni, con la necessità di trasporto su grandi distanze del materiale di scarto. Lo stesso processo produttivo è energivoro e nel complesso si consuma una grande quantità di energia” secondo Mitsuo Horita, ricercatore dell’Istituto nazionale giapponese per le scienze agro-ambientali. Gli scienziati nipponici hanno invece meso a punto un sistema completo, e su scala ridotta, tanto da poter essere utilizzato anche in un’azienda agricola. Nessun processo troppo complicato da gestire, essendo basato sul sistema tradizionale già adottato dagli agricoltori per la produzione di insilati per l’alimentazione animale. Il processo messo a punto in Giappone prevede sì l’utilizzo di cereali ma con produzione di etanolo, con un’elevata resa, mangimi di buona qualità e nessun rifiuto. Il processo messo a punto dai ricercatori giapponesi è stato definito “fermentazione allo stato solido” e consiste nell’imballaggio delle piante di riso intere, unitamente a lievito ed enzimi, avvolgendole con pellicola impermeabile. Durante il processo, i lieviti convertono gli zuccheri e l’amido del riso in etanolo, che si accumula e può essere facilmente drenato per poi subire il processo di distillazione per divenire carburante. Al termine della fermentazione la balla sarà un insilato di alta qualità. Nelle prove effettuate, il processo ha prodotto fino a 12,4 kg di puro etanolo per balla, dopo sei mesi di incubazione, ovvero dieci volte più etanolo di quello che risulterebbe dalla produzione naturale insilati. Dopo la fermentazione l’insilato mantiene una quantità simile di acido lattico, zuccheri rispetto a un insilato normale, e avendo anche un alto contenuto proteico. Il tallone d’achille è il tempo lungo richiesto dal sistema che, tuttavia, presenta il vantaggio di non richiedere alcuna immissione di energia. L’uso di un distillatore sotto vuoto ha permesso l’estrazione dell’86% di etanolo accumulato nella balla. E’ ancora presto perchè il sistema possa essere commercializzato e diffuso. Gli studiosi vogliono infatti migliorare la resa in etanolo e la percentuale di recupero, oltre a effettuare una valutazione ambientale completa dell’intero ciclo...

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