Eppur si muove. L’olio d’oliva “Bassa Acidità” tolto dagli scaffali toscani

Eppur si muove. L’olio d’oliva “Bassa Acidità” tolto dagli scaffali toscani

Scritto da il 11 Dic, 2014 in News | 0 commenti

Si intensificano i controlli a tutti i livelli in questa campagna olearia difficile, finalmente anche nella Grande Distribuzione. Sequestrate 674 confezioni di olio extra vergine d’oliva ma comminate sanzioni per soli 18 mila euro. Bene i sequestri ma vanno inasprite le multe

Nell’ambito della campagna mirata al controllo della filiera olivicola toscana, il personale del Corpo Forestale dello Stato ha verificato la regolarità del prodotto offerto al pubblico in 44 punti vendita appartenenti a 7 catene della Grande Distribuzione Organizzata presenti nel territorio regionale.
I controlli eseguiti hanno accertato irregolarità nei dispositivi di etichettatura confezionati da tre distinte imprese olearie toscane. Complessivamente sono stati operati 57 sequestri amministrativi che hanno interessato 674 confezioni di olio extra vergine di oliva etichettate con dispositivo irregolare poiché recante il riferimento fraudolento alla “Bassa Acidità” del prodotto. Contestualmente sono state contestate sanzioni amministrative per un importo complessivo pari a 18.000,00 euro per pratica commerciale ingannevole.

Perchè la dicitura “Bassa Acidità” deve considerarsi fraudolenta, come indicato dal Corpo Forestale?
Come spiegò a Teatro Naturale l’Ispettorato Repressione Frodi (ndr E’ fuorilegge la dicitura Bassa Acidità sull’etichetta dell’olio extra vergine d’oliva): “In base all’art. 5, lettera d) del regolamento n. 29/2012 “l’indicazione dell’acidità o dell’acidità massima può figurare unicamente se accompagnata dalla menzione, in caratteri delle stesse dimensioni e nello stesso campo visivo, dell’indice dei perossidi, del tenore in cere e dell’assorbimento nell’ultravioletto, determinati a norma del regolamento (CE) n. 2568/91”.

Senza le altre caratteristiche chimiche, quindi, non si può indicare la sola acidità, questo perchè “…L’acidità riportata fuori contesto induce erroneamente a creare una scala di qualità assoluta che è fuorviante per il consumatore, in quanto questo criterio corrisponde ad un valore qualitativo unicamente nell’ambito delle altre caratteristiche dell’olio d’oliva considerato…”, come si legge nei consideranda, punto 9,l del vecchio regolamento 1019/02.

Bene quindi ha fatto il Corpo Forestale dello Stato a prendere atto che risultano in commercio numerose marche di olio extra vergine di oliva che riportano in etichetta riferimenti ai più vari attributi qualitativi, con l’intento di distinguere quel prodotto specifico dagli altri appartenenti alla stessa categoria merceologica ed attirare così l’attenzione del consumatore, condizionandolo nelle scelte di acquisto.

Resta da capire perchè a muoversi non sia stata la Repressione Frodi che aveva espresso il circostanziato parere nel maggio 2013, e invece si sia dovuta muovere  una forza di polizia, qual è il Corpo Forestale dello Stato.

Misteri italiaci.

Vale per la “Bassa Acidità” e vale per le caratteristiche organolettiche in etichetta (ndr Nel mondo dell’olio d’oliva, deboli con i forti e forti con i deboli? Mipaaf sveglia!).

Niente più che un memo. Chi si muoverà per primo sul tema? Si accettano scommesse.

Nel frattempo, un ulteriore dubbio. Una sanzione da 18.000 euro sarà davvero dissuasiva? Per un piccolo agricoltore anche troppo, rischierebbe di chiudere l’azienda, ma per un grande imbottigliatore che ha speso milioni di euro in una campagna promozionale in televisione e sui giornali rappresenta meno di un buffetto.
Forse è il caso di copiare il sistema sanzionatorio da altri paesi, anche europei, dove la multa è parametrata al fatturato o all’utile ottenuto dall’attività illecita.
Siamo sicuri che se, anziché 18.000 euro, la sanzione fosse stata di 180 mila o 1,8 milioni la sensibilità sul rispetto della norma sarebbe stata ben diversa.

Va bene che la figura manzoniana dell’azzeccagarbugli ci appartiene molto, ma per ricostruire il Paese occorre passare ad applicare il motto “la legge è uguale per tutti” e non “fatta la legge, trovato l’inganno”.

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