L’olio d’oliva italiano vince la sfida contro le miscele di oli comunitari

L’olio d’oliva italiano vince la sfida contro le miscele di oli comunitari

Scritto da il 20 Feb, 2015 in News, Olio & Salute | 0 commenti

I blend industriali, assemblati con extra vergini di origine europea, sono nutrizionalmente meno ricchi di composti fenolici e polifenoli. Ma qual’è la qualità degli oli a scaffale? Su 32 campioni esaminati solo 3 avevano un contenuto fenolico superiore a 250 ppm

Qual’è l’effettiva qualità degli extra vergini che affollano gli scaffali dei supermercati italiani?

L’origine, al di là di uno spirito patriottico e di bandiera, garantisce davvero un valore aggiunto a chi acquista il prodotto?

Domande legittime a cui ha cercato di dare una risposta l’Università di Napoli, attraverso uno studio, ancorchè limitato, su una rappresentanza di extra vergine presi nel commercio al dettaglio.

In effetti molti studi sono stati condotti a livello tecnologico, con indicazioni utili su come migliorare i parametri nutrizionali dell’olio d’oliva, così come su extra vergini di alta qualità presentati nel corso di concorsi o eventi legati alle eccellenze italiane.

La ricerca svolta dall’Università di Napoli, su 32 oli, è tra le prime che analizza quanto effettivamente disponibile al largo consumo.

L’obiettivo dichiarato dai ricercatori era valutare gli extra vergini del mercato italiano, partendo dalla loro composizione in acidi grassi, indici di qualità, polifenoli, tocoferoli e attivitòà antiossidante (metodo Abts).

Quanti di questi oli si sarebbero potuti fregiare dei claim salutistici autorizzati dall’Efsa?

E’ stata riscontrata un’alta variabilità nel contenuto di composti fenolici e tocoferoli, che, comunque, erano significativamente più elevati negli oli etichettati come italiani rispetto agli extra vergini dichiarati miscele provenienti dall’Unione europea.

In base all’indagine effettuata, il consumo della quantità giornaliera raccomandata di olio extra vergine d’oliva coprirebbe circa il 50% della dose giornaliera raccomandata di tocoferoli, nonché dell’assunzione di polifenoli raccomandata dall’Autorità per la sicurezza alimentare europea.

Tutto questo nonostante solo 3 dei 32 campioni analizzati avessero un contenuto fenolico superiore a 250 ppm.

I ricercatori hanno poi riscontrato elevati indici di polifenoli negli extra vergini italiani a denominazione d’origine protetta.

In conclusione è possibile affermare che, di fronte allo scaffale, è possibile una scelta consapevole anche dal punto di vista nutrizionale, sapendo che, a fronte di un premio di prezzo, l’olio extra vergine italiano è nutraceuticamente più ricco rispetto alle miscele di oli comunitari.

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