Niente stato di calamità per gli attacchi di mosca delle olive

Niente stato di calamità per gli attacchi di mosca delle olive

Scritto da il 28 Gen, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

 

Il Ministero delle politiche agricole boccia la richiesta proveniente dalla Toscana. Servirà una legge speciale. Nel frattempo è bene fare il punto per non trovarsi impreparati la prossima estate

Niente stato di calamità, con i relativi benefici, per gli attacchi di mosca delle olive che hanno colpito la Toscana nel 2014. La Regione era stata tra le prime a muoversi, indirizzando la domanda al Ministero delle politiche agricole che, tuttavia, ha opposto un diniego.

E’ sicuramente stata la notizia più importante della giornata di approfondimento sull’insetto tenutasi a San Casciano Val di Pesa il 21 gennaio, durante la quale olivicoltori e tecnici hanno potuto confrontarsi sulla gestione di questo parassita.

Respinta dunque la richiesta della Regione Toscana poiché le regole europee non consentono di mobilitare risorse per casi simili. Con gli aiuti de minimis, eventualmente utilizzabili, si sarebbe coperto non più del 2-3% del danno effettivamente patito. La Toscana, comunque, si mobiliterà, insieme con altre regioni, per chiedere il varo di una legge speciale, similmente a quella ottenuta dalla Sicilia dopo l’attacco di peronospora del 2008.

La Toscana, comunque, non lascerà soli i produttori e, soprattutto in ottica 2015, ha già tenuto un tavolo di filiera che ha deciso di rifinanziare il monitoraggio della mosca che sarà coordinato dal Servizio fitopatologico regionale, vedendo coinvolte tutte le realtà, associative o meno, che operano nei vari territori, così da avere un quadro quanto più dettagliato e puntiforme.

E’ infatti il monitoraggio, come hanno ben illustrato i docenti intervenuti, il cardine per impostare correttamente la lotta alla mosca.

A nulla servono interventi al terreno con esteri fosforici, piretroidi o calciociannamide per cercare di uccidere le pupe di Bactrocera oleae che si sono rintanate nel suolo. Gli unici nemici dell’insetto in questo stadio sono i predatori o il freddo. Il freddo, che purtroppo è venuto solo a sprazzi quest’inverno, potrebbe però tornare a febbraio e potrebbe essere molto utile. Il clima mite ha infatti favorito il potenziale sfarfallamento della nuova generazione di mosca proprio a ridosso di un ritorno di freddo, così abbattendo la popolazione.
In futuro, ma studi sono in corso, potrebbe anche essere utile intervenire con trappole o trattamenti attract&kill proprio in primavera, per abbassare il livello della popolazione prima che ci siano le olive.

In attesa che la ricerca fornisca nuove prospettive a tutti gli intervenuti è stata ricordata l’importanza di intervenire tempestivamente contro la mosca delle olive, sia nel caso si adotti una lotta adulticida sia si adotti una lotta larvicida.

Il metodo di lotta attract&kill, che si basi su trattamenti con Spintor Fly o su trappole, deve essere attuato precocemente, ricordando che la sua efficacia diminuisce in caso di piogge frequenti non solo per dilavamento dell’esca proteica e degli attrattivi ma anche poichè è stato verificato che la mosca delle olive è molto più recettiva alle esche quando è assetata.

In caso di lotta larvicida, invece, la tempestività di intervento è fondamentale per uccidere le larve nello stadio in cui sono più sensibili ai principi attivi insetticidi, ovvero uova, larve di I e II età. I principi attivi a disposizione (dimetoato, fosmet e imidacloprid) sono citotropici, hanno quindi efficacia solo nei primi strati dell’oliva, dove di solito si trovano gli stadi larvali descritti. Larve di II età e pupe, oltre ad aver necessità di più elevati dosaggi del principio attivo, di solito si trovano più in prossimità del nocciolo, dove il fitofarmaco non è in grado di arrivare.

Anche se è ancora impossibile sbilanciarsi sull’andamento di Bactrocera oleae nel 2015, vi sono alcuni fattori che possono giocare a favore degli olivicoltori. Tra questi la mancanza di frutti sugli alberi. Queste olive, di solito, nascondevano elevati livelli di infestazione, diventando un “inoculo” per la stagione successiva.

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