Uliveti e vigneti: la bruciatura delle ramaglie non è reato, stop al rischio sanzioni per gli agricoltori

Uliveti e vigneti: la bruciatura delle ramaglie non è reato, stop al rischio sanzioni per gli agricoltori

Scritto da il 1 Apr, 2015 in News, Olivicoltura | 0 commenti

Fin dall’antichità nelle coltivazioni agricole era pratica comune quella di bruciare le potature di olivi, viti, frutteti e via dicendo. Non molti di quelli che accendevano i fuochi nelle campagne sapevano però che i residui delle potature erano assimilati al trattamento dei rifiuti, quindi non si potevano bruciare all’aperto, con dei costi improponibili uniti a normative molto spesso inapplicabili;  il DECRETO-LEGGE 24 giugno 2014, n. 91,  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale permette di tornare all’antica pratica grazie alla deroga proprio al divieto di bruciatura di ramaglie e residui di potatura.

La norma precisa che non si applicano le sanzioni connesse alla gestione dei rifiuti quando si brucia in loco materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture. In particolare per tale materiale è consentita la combustione in piccoli cumuli ed in quantità giornaliere non superiore a tre metri steri (‘cubi’) per ettaro nelle aree, periodi ed orari individuati con apposita ordinanza del Sindaco competente per territorio. Rimane il divieto alla combustione nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, dichiarati dalle Regioni, tenendo conto anche delle distanze minime dalle aree boscate previste dalla legge.

La tecnica circa il trattamento dei residui vegetali delle coltivazioni e il loro impiego nel ciclo colturale, è tornata legale dopo l’emergenza causata dall’epidemia di Xylella fastidiosa nel Salento, con gran soddisfazione delle associazioni di categoria

La nuova e attesa norma che ora permette la combustione all’aperto di scarti di potatura e ramaglie vegetali, definisce e circoscrive l’ambito in cui può avvenire il trattamento dei residui vegetali, nelle consuetudinarie operazioni colturali, che storicamente sono state sempre effettuate e si riferiscono a quelle situazioni in cui l’agricoltore provvede al trattamento e riuso, quali ammendanti o concimi, dei residui in questione; la bruciatura in loco delle ramaglie di olivo inoltre, riduce la diffusione di malattie (per esempio la lebbra e il batterio Xylella fastidiosa), e nel contempo non aumenta la quantità di anidride carbonica emessa nell’aria.

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